Il tramonto della professionalità

Lo sfogo di un collega che, al netto dei toni accesi e coloriti,  condividiamo integralmente.

“Uno dei mali che flagella il nostro ambiente è la “cultura “pret a porter”. Io ne sono vittima quotidianamente quando la mia professionalità viene aggredita ed umiliata dal primo cazzone pieno d’acqua che pretende di essere al mio pari (ipotesi rara) o migliore (la quasi totalità), basandosi sull’apprezzamento derivante dai like di fessbuk. Professionisti formatisi con i tutorial di iutub o leggiucchiando qualche bucum “altamente” specializzato, senza alcun tipo di percorso formativo o dura gavetta alla corte di qualche professionista. Tanto a cosa serve? Basta comprare la “macchinetta” super tecnologica con tutti gli automatismi possibili ed immaginabili e poi quel che resta, lo fa fotosciop. Si vendono per due soldi pur di poter dire di “aver fatto i fotografi” a questo o quell’evento, per poter fare i fighi con gli amici. Svilendo e svendendo chi, come me, di questa professione ne ha fatto la ragione della propria esistenza e l’unica fonte di guadagno. Di vedermi taggato (così sai quanta pubblicità ti fai e quanti clienti in più avrai!) nelle foto scattate gratuitamente, cosa me ne faccio? Al panettiere o al padrone di casa, mica li pago con i tag e i like. Sapete cosa vi dico? Andate affanculo incolonnati per due con il resto di tre.

Ho vinto premi internazionali e non contest del cazzo, di gruppi fotografici del cazzo, cui hanno partecipato quattro carciofari. In Iraq, Afghanistan e Siria le agenzie di stampa, hanno mandato me non a caso. Io non prendo i like su fessbuk per fotografie scattate al più stupido dei tramonti o, al bimbetto di turno incontrato nel villaggio di Salcazzodove dopo essere sceso dal suv con la guida turistica che ti ha pure nettato il deretano. Il bimbetto (meglio se denutrito, di colore e piangente) funziona come il gattino su fessbuk. Un pubblico di espertoni, che ha una cultura dell’immagine pari al nulla assoluto, approverà di sicuro e ti innalzerà al ruolo di genio della fotografia contemporanea. Se chiedi agli espertoni di “leggere un’immagine”, ti rispondono ” a coso ma che me stai a cojonà, mica so’ scritte ‘e foto”. Ebbene lo spessore professionale di taluni, si basa sul giudizio di questi soloni dell’ultima ora e logicamente, questi professionisti destaminchia, si permettono pure di fare la ruota pavonina dinnanzi alla loro squallida realtà. Il top lo si raggiunge quando i superpro, aprono profili fb o meglio ancora gruppi fotografici dove pontificano sull’operato altrui, atteggiandosi a cattedratici. Sconcertante. Ebbene….ariannate affanculo AMMERDE!!!”