Avete presente quel vostro amico a cui hanno regalato per sbaglio una fotocamera al compleanno? Si, proprio quello che non riuscirebbe a mettere a fuoco un elefante con un obiettivo macro? Ebbene, proprio lui, dopo circa un mese di utilizzo a casaccio della sua “macchinetta”, diventa a tutti gli effetti un Professionista, ma ancor di più, un critico fotografico che elargisce giudizi a destra, sinistra e a manca, emettendo sentenze senza possibilità di appello, circa le altrui opere.

A tutti loro, è dedicata questa nuova rubrica.

 

Si è rivolto a noi un giovane fotografo, di nome Roberto Capoccia, dicendo di voler intraprendere la carriera di fotoreporter di guerra. Per dare spinta e vigore alle sue convinzioni, ci ha inviato alcuni suoi scatti. Vediamo cosa è riuscito a fare e quale potrebbe essere la sua collocazione futura nel fantastico mondo del fotogiornalismo.

Innanzitutto, esaminiamo il nome. Direi che il nome sia decisamente da cambiare e modificare, per dargli una connotazione più internazionale e meno provinciale. Il nome potrebbe diventare Robert o Bob per gli amici più intimi, mentre il cognome, dovrebbe trasformarsi in qualcosa di più breve e diretto tipo, Testa o Capo, o magari, Capa! Si Capa, sarebbe perfetto, non troppo lungo e soprattutto facilmente pronunciabile anche dagli stranieri.

Appurato e concordato quale sia il miglior nome, passiamo ad affrontare i commenti e le critiche agli scatti.

Primo scatto:

Capa1

Caro Robert, si vede che hai una certa predisposizione per gli scatti di azione, ma in questo caso specifico, la composizione dell’immagine, risente di errori evidenti, un approccio che non esitiamo a definire scolastico, un inconcepibile ignoranza della regola dei terzi. I dettagli dell’immagine sono tagliati via con brutalità assoluta. Il calcio del fucile, viene inspiegabilmente troncato. Vogliamo poi parlare dei piedi del tizio che sta cadendo? Tagliati via, praticamente cancellati dal bordo della fotografia. Ignobile. Siamo d’accordo quando sentiamo dire che le regole della fotografia, debbono essere sovvertite per rendere l’immagine un’opera d’arte unica nel suo genere, ma qui siamo in presenza di una tale sequela di errori grossolani, tali da rendere l’immagine quasi ridicola. Possiamo solo apprezzare il tentativo di rendere il pathos del momento fatale per il protagonista dello scatto. In conclusione, pensiamo che in questo caso, la maggiore bravura, sia stata messa in mostra dal modello che ha interpretato a suo modo il concetto di morte in azione, che non la bravura del fotografo.

Il secondo scatto:

Capa2

In questo caso, hai migliorato la composizione dell’immagine, ma la tecnica applicata è decisamente scarsa. Non comprendiamo come tu possa inserire del tuo portfolio, una fotografia così mossa, quasi illeggibile dall’occhio umano. Cosa volevi trasmettere? Il movimento dello sbarco? Il tremore della paura? Bah…siamo ancora qui ad interrogarci sul significato delle tue opere, ma riteniamo che le fotografie, siano come una barzelletta, se necessitano di una spiegazione per essere capite, non sono delle grandi fotografie. Ne convieni? Apprezzabile invece la tua fantasia nell’allestire a Torvaianica un set che ricorda, seppur lontanamente, le spiagge del D-Day

In conclusione, ci sentiamo in tutta coscienza di suggerirti un futuro in altri settori, che non siano quello della fotografia, hai delle lacune tecniche e concettuali, tali, da non poter prevedere il benchè minimo successo per te. Speriamo che tu sappia apprezzare la nostra franchezza.